Come coltivare orto

Claudio Palma - 12/11/2017 22:17 - Storie
Terreno di mio padreAscolta figlio mio, mi diceva mio padre, vuoi che ti dica come coltivare orto vigneto e frutteto? Oltre ad avere le competenze giuste ti serve amore e passione per la natura.
Ricordo il terreno di mio padre, tanti anni fa quando lui scelse di godersi la pensione seguendo la sua passione che aveva in mente da tempo: coltivare orto. Queste parole aveva in mente. Quanto era grande il suo orto, anzi il suo terreno? Un ettaro? Più o meno. Coltivare il suo terreno, in ogni mese dell'anno, con il sole o con la pioggia, con il cielo azzurro o con le nuvole. E ricordo la sua lista di cose da fare a luna calente ed al luna crescente, lui diceva che era molto importante scegliere il momento giusto per coltivare pomodori o coltivare fragole o coltivare patate. Un orto da coltivare: troppo bello, entusiasmante più di ogni altra cosa. Questo diceva. Se gli chiedevo questo week-end cosa hai da fare babbo? Coltivare orto anche se un ettaro di terreno non può definirsi semplicemente orto.

Ogni tanto mi vengono in mente le belle estati tanti anni fa, il terreno di mio padre. Lui stava lì gran parte dell'anno. Ma noialtri andavamo solo i week-end, soprattutto in primavera e poi in vacanza d'estate. Era bello lavorare sotto il sole da maggio sino a fine settembre e inizio ottobre, faticosamente bello ed entusiasmante, tutti i week-end dell'estate. Coltivare orto biologico ovviamente, anche se mio padre non se ne rendeva conto, lui coltivava biologico perché non usava altro che concime organico. La roba chimica, come chiamava lui i concimi chimici, è veleno.

Nel terreno di mio padre circondato da montagne, c'era di tutto: mele delicius, mele renette, mele cotogne, pesche, albicocche, pere non ricordo la varietà, ribes, noci, ciliege, nocciole e tanta altra frutta. E poi c'era la vigna, l'uva da vino ed anche l'uva da tavola, per esempio l'uva fragola, o l'uva bianca non so che varietà. Mio padre. Vederlo curare il frutteto ed il vigneto così come si cura un neonato, con amore e passione. E poi mia madre che l'aiutava in ogni suo lavoro, contagiata dal suo entusiasmo. E noi che seguivamo le sue direttive su cosa c'era da fare. Curare le viti, tagliare i rami inutili, togliere le erbacce intorno alla vite in giro per la vigna e moltissime altre cose.

E poi quando era tempo della vendemmia mettersi a raccogliere l'uva da vino per poi trasportare le cassette sino alla vecchia Ape Car, la moto con 3 ruote e rimorchio che spesso guidavo io, che le avrebbe portate nella nostra cantina. E poi coltivare orto e frutteto. Sì, c'era anche l'orto da coltivare. Gli ortaggi, le verdure, interrare piantine nuove. Insalatina tenera, fagiolini, cipolle, agli, zucchine e molti altri ortaggi e verdure.
Ed a pranzo sotto la veranda a mangiare bruschette e patate cotte sulla brace di un fuoco improvvisato, insalatina dell'orto e bere il vino dell'anno precedente, rigorosamente rosso e paesano. E poi un caffè preparato sul "campingaz", il fornelletto a gas. Straiarsi sotto un melo e intanto, nella via guardare la mandria di mucche dirigersi che da sole verso la sorgente d'acqua, tintinnando i loro campanacci. O riposare sotto i larghi rami di un salice che si inchinano sino in terra, all'orizzonte guardare le api passare di fiore in fiore. Sì perché mio padre aveva anche un paio di arnie curate da mio fratello. Le api, diceva mio padre, sono fondamentali per la natura.

Poi, con la scusa di avere sete, andare alla sorgente dell'acqua fresca distante un km. Ma anche per incontrare gente, per il piacere di scambiare quattro chiacchiere con la gente del paese, seduti sui gradini davanti a quella sorgente di acqua freschissima che sembra uscisse direttamente da frigo. Tornare dopo quasi un'ora, e ricominciare a coltivare orto vigna e frutteto, circondati da girasoli, pieni di api in cerca di nettare.

Una vita beata, solare, naturale, immersi nella natura. Fuori dal mondo, senza telefono ne' web ne' traffico ne' altro, il cielo azzurro terreno e orto pieno di frutta ed ortaggi, mio padre, mia padre, i miei fratelli ed io, a lavorare il terreno, mangiare un pranzo all'aperto, sentirsi un tutt'uno con il verde della natura, e togliersi l'immenso piacere di sdraiarsi dove capita per riposare un po', tra le alte piantine dei fagioli piene di canne a mo' di tutori, o tra un filare e l'altro d'uva, o seduto sotto un pesco stracolmo di frutti.
Ed alla sera mi sentivo vivo, come non mai. Ed era bello tutto così.

Pensa te come sarebbe bello. Avere il coraggio di cambiare vita. Vivere in due in campagna o montagna, una piccola casa con un terreno vicino, coltivare tutto o quasi, in modo biologico ovviamente come faceva mio padre, e vivere in mezzo alla natura proprio lì dove è facile sentire la voce della natura, dove c'è ancora un po' di semplicità, dove si può scoprire se stessi ed amare di più gli altri.
Trent'anni fa nel terreno di mio padre

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Claudio Palma - 12/11/2017 22:17

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