Trent'anni fa nel terreno di mio padre

Claudio Palma - 12/11/2017 22:17 - Storie
Trent'anni fa nel terreno di mio padreOgni tanto mi vengono in mente le belle estati di trent'anni fa nel terreno di mio padre. Era bello lavorare sotto il sole da maggio sino a fine settembre e inizio ottobre, faticosamente bello ed entusiasmante, tutti i week-end dell'estate.

Nella terra di mio padre circondata da montagne, vederlo curare il frutteto ed il vigneto così come si cura un neonato, con amore e passione. E mia madre che l'aiutava in ogni suo lavoro, contagiata dal suo entusiasmo. Curare le viti, tagliare i rami inutili, togliere le erbacce intorno alla vite in giro per la vigna. E poi quando era tempo, mettersi a raccogliere l'uva rossa per poi trasportare le cassette sino all'Ape, la moto con 3 ruote e rimorchio, che le avrebbe portate nella nostra cantina. E poi curare il frutteto, gli ortaggi, raccogliere le verdure, interrare piantine nuove.
Ed a pranzo sotto la veranda a mangiare bruschette e patate cotte sulla brace di un fuoco improvvisato, insalatina dell'orto e bere il vino dell'anno precedente, rigorosamente rosso e paesano. E poi un caffè preparato sul "campingaz", il fornelletto a gas. Straiarsi sotto un melo e intanto, nella via guardare la mandria di mucche che da sole si dirigono verso la sorgente d'acqua, tintinnando i loro campanacci. O riposare sotto i larghi rami di un salice che si inchinano sino in terra, all'orizzonte guardare le api passare di fiore in fiore.

Poi, con la scusa di avere sete, andare alla sorgente dell'acqua fresca, ma solo per incontrare gente, solo per il piacere di scambiare quattro chiacchiere con la gente del paese, seduti sui gradini davanti lo spruzzo di acqua freschissima che zampilla dalla sorgente. Tornare dopo quasi un'ora, e ricominciare a lavorare tra la vigna, circondati da girasoli, infastiditi da api in cerca di nettare di fiori.
Fuori dal mondo, senza telefono ne' web ne' traffico ne' altro, il cielo azzurro il terreno pieno di frutta ed ortaggi mio padre mia padre i miei fratelli ed io, a lavorare il terreno, mangiare un pranzo all'aperto, sentirsi un tutt'uno con il verde della natura, e togliersi l'immenso piacere di sdraiarsi dove capita per riposare un po', tra le alte piantine dei fagioli piene di canne a mo' di tutori, o tra un filare e l'altro d'uva, o seduto sotto un pesco stracolmo di frutti.
Ed alla sera mi sentivo vivo, come non mai. Ed era bello tutto così.
Trent'anni fa nel terreno di mio padre
E se non si lavorava il terreno e la vigna, allora la domenica sveglia all'alba e si va al lago a pescare, trote persichetti carpe e cavedani. Per poi ributtarli a lago ancora vivi che eran troppo pochi per far farsi zuppa, o forse era poco il coraggio di azzammarli li ributtavo in lago. Molto meglio gustare la fragrante e calda pagnotta acquistata al forno del paese, aperto pure nei giorni di festa.
Ecco com'erano le mie estati 31 anni fà.
E molte volte penso a come sarebbe ugualmente bello se avessi il coraggio di cercarmi una compagna, poi piantare tutto ed insieme andare a vivere in campagna o montagna, una piccola casa con un terreno vicino, coltivare tutto o quasi, in modo bio ovviamente, e vivere in mezzo alla natura, proprio lì dove è facile sentire la voce di Dio, dove c'è ancora un po' di semplicità, dove si può scoprire se stessi ed amare di più gli altri.

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Claudio Palma - 12/11/2017 22:17 - terreno, frutteto, campagna

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